|
|
I MIEI RISULTATI
- 01° posto "Sardinian Bass Contenders 2011" - 02° posto "B.A.S.S. TMT Coghinas 2011" - 01° posto e big bass "B.A.S.S. TMT Coghinas 2010" - 08° posto classifica finale circuito "B.A.S.S. THE SERIES 2009" - 01° posto e Big Bass "II Eco Tournament Coghinas 2009" - 02° posto "Campionato Italiano a squadre 2009" - 03° posto 2nd day " B.A.S.S. the series Bolsena" - appartenente al team del club per il " Campionato a squadre 2009" - 02° posto "I° Eco-Tournament Coghinas 2008" - 13° posto "trofeo d'Autunno 2008" - 11° posto "un bass per un sorriso 2008" - 01° posto " I° Fisherbass Tournament 2008" - 15° posto "campionato Regionale 2007 - 11° posto "Trofeo d'autunno 2006" - 07° posto "lampi a Massaciuccoli 2006" - 08° posto "un bass per un sorriso 2006" - 13° posto "G. Yamamoto e G. Loomis pro cup 2006" - 08° posto "G. Yamamoto e G. Loomis pro cup 2005" - 03° posto "un bass per un sorriso 2004"
|
|
|
NEWS:
Coming very soon in the shop!
|
|
|
|
 |
|
Recensioni
|
 |
 |
|
|
|
Eging, che passione!
In effetti devo ammettere che questa tecnica di pesca a spinning rivolta ai cefalopodi è tutt’altro che noiosa se la si effettua con esche artificiali e soprattutto con attrezzature da spinning.
Se guardiamo sul web, nei negozi e nei siti di pesca in mare, troviamo sempre più testimonianze di quello che sto dicendo.
Vivendo su un’isola, la pesca esclusiva al Dio bass, per me era un po’ limitativa. Avevo intorno a me un mondo tutto nuovo e soprattutto ricco di pesce e di location da paura.
Mi sono deciso quindi a provare nuovi sbocchi nel profondo blu, ovviamente a spinning e rivolto alla ricerca di spigole, serra, barracuda, pesci di scogliera e infine cefalopodi.
Questa pesca è tutt’altro che scontata. Bisogna prima di tutto capire a che profondità stazionano i pesci, che colore e che dimensione prediligono e che tipo di cefalopode intendiamo insidiare.
Ad esempio se ricerchiamo seppie e polpi, dobbiamo prediligere una pesca di fondale, con esche da eging piuttosto pesanti per setacciare ogni eventuale nascondiglio, dove il nostro amico tende il suo agguato.
Invece la cosa si complica se cerchiamo i calamari. Questo tipo di tentacolato, può stazionare a diverse profondità. Di solito lo si incontra in superficie quando la luna illumina la notte e con acqua limpida. Man mano che questa tende ad iscurirsi, il calamaro tende a scendere più in profondità.
Al contrario delle seppie, è molto incuriosito da esche che scheggiano a destra e sinistra dell’elemento liquido, quindi dobbiamo recuperare la nostre esca a strappi proprio per imitare una possibile preda in fuga.
Altra cosa da non sottovalutare è il colore; in acque chiare e con illuminazione discreta si prediligono colori accesi, al contrario, scuri o naturali.
Sul mercato possiamo trovare esche di varie dimensioni, colori e stili di recupero e modalità di pesca; la Naory dove useremo prettamenti esche imitanti il foraggio da recuperare a strappi più o meno a mezz’acqua e la Tataki, che per i bassman e riconducibile un po’ al drop shot.
Di seguito riporto una illustrazione di come effettuo questa tecnica:
Si nota che la girella è bloccata da semplici stopper per permettere di variare la profondità senza indebolire prima di tutto il filo con il nodo, ma soprattutto evitare perdite di tempo nell’effettuare sempre nuove legature.
Sapendo che i cefalopodi rintracciano le prede anche dal loro calore corporeo, il mercato mette a disposizione esche altamente tecnologiche che trattengono il calore e rendono in acqua la nostra esca circa un grado più calda dell’elemento liquido, quindi facilmente individuabile dalla nostra preda.
Fidatevi, l’eging è un’ottima alternativa anche per i bassman come me, che possono alleviare la sofferenza di non prendere alcun bass nel periodo invernale, non dovendo accontentarsi delle solite trote pollo.
A presto.
|
 |
|
|
Il vecchio detto un'esca, un pesce, è il termine più azzecato da attribuire a questa tecnica di pesca. Quante volte durante la lotta con un pesce vediamo la nostra esca irremediabilmente persa.
Molti di noi ci staremo chiedendo se c'è un rimedio a questo problema, o almeno una soluzione per ridurre la perdita delle nostre esche.
Ebbene si.
Dobbiamo prendere un anello elastico di forma circolare di dimensioni leggermente più stretto del diametro dell'esca e lo facciamo rotolare intorno all'esca fino ad arrivare più o meno alla metà di essa.
L'amo da wacky a questo punto non dovrà perforare il corpo del nostro siliconico, bensì dovrà passare tra l'anello e il verme.
In questa maniera non intaccheremo la gomma rendendo l'esca più resistente in fase di lotta, giocando sul più saldo attacco dell'amo su di essa.
In alternativa all'anello di gomma si può usare la comune fascetta da elettricista, che si può reperire in qualsiasi ferramenta a costi veramente contenuti.
In questo caso si fa passare attorno all'esca stringendo fino a far aderire la stessa alla gomma. Poca spesa massima resa.
Provate, vedrete che molte esche torneranno illese tra le vostre mani, magari con un bel bass!
|
 |
|
|
Finalmente è arrivato e finalmente sono riuscito a provarlo come si deve. Molix ha voluto sfatare il mito del solito Lipless con la creazione, in versione rigida, del già famosissimo Cursor.
Questa esca appare subito innovativa osservando il caratteristico nuoto “blando” reso ancora più attrattivo dalla paletta posta sotto la pancia. Questa cosa, unito a rattle interno in tungsteno rende questa esca unica nel suo genere.
Andiamo nella prova pratica che penso che sia quella che interessa a tutti.
Premetto che è un esca che va capita, cioè bisogna prendere la padronanza di come va recuperata. Questa esca è micidiale se viene lanciata a grosse distanze e recuperata molto lentamente adiacente il fondo oppure a stretto contatto con gli ostacoli, alternando questo recupero a delle salite repentine verso l’alto, senza mai togliere il contatto con l’esca.
Molto spesso il pesce assale l’esca quando si esce dalle cover o durante le risalite. E’ strabiliante quanto questa esca sia selettiva, nel senso che è molto difficile prendere pesci di pochi etti, a vantaggio della qualità.
 Inoltre il suo particolare nuoto “ fleshante” smuove anche i pesci più apatici.
La sua particolare struttura, composta da un ancorina antialga nel posteriore e l’altra classica posta nel centro del corpo protetta dall’esca stessa, rendono l’esca quasi completamente anti incaglio, permettendoci di agire anche in zone particolarmente intricate senza problemi.
Questo è permesso anche dal suo nuoto a 45 gradi che nasconde ulteriormente le ancorine dal probabile incaglio.
Cursor Hard necessita di una canna ad azione medium, io personalmente utilizzo canne da swimbait da 3 once, che permettono un lancio e recupero senza problemi e una ottima sensibilità durante il recupero.
Consiglio: può capitare che la paletta posta sotto la pancia dell’esca possa intorcigliarsi nelle ancorine. Basta, a questo punto, fare una leggera pressione, nel lato opposto dell’ancorina ,del filo di acciaio e tutto torna a posto.
Grandi catture con Cursor Hard!
|
 |
|
|
Falcon spinning reel Moxie e Volt
|
Il nuovo Falcon Moxie è un mulinello da spinning dall'elevato rapporto qualita' prezzo. Specifico per pesca con artificiali ,denota un'efficace scelta delle forme ed una scorrevolezza che può contare su ben 7 cuscinetti a sfera +1 CUSCINETTO A RULLI AD ALTA EFFICIENZA.
Compatto con frizione anteriore e bobina conica vanta tecnologie come la CROSS MATCH tm (avvolgimento perfetto delle spire di filo in bobina senza accavallamenti) ed la POSI DRIVE tm ( sistema che aumenta la fluidita' sotto sforzo e non). Il particolare ''vuoto'' centrale diminuisce il peso del mulinello ed aumenta la rigiditaànella zona del piede. Rullino scorrifilo ad alta dispersione termica. Seconda bobina in graphite in dotazione.
SIZE
| SPEED/RATIO
| CAPACITY
| WEIGHT
|
Moxie 1000
| 5,0:1
| 6 lb 125 yds (0,25 115 m)
| 218 g
|
Moxie 2000
| 5,0:1
| 8 lb 125 yds (0,29 115 m)
| 271 g
|

Il nuovo Falcon Volt è il mulinello top di gamma Falcon specifico per pesca a spinning. Il design estremamente aggressivo di ultima generazione,estremamente aggressivo per linee e colori si incontra con un corpo interamente realizzato in alluminio (ALUMINUM FRAME) con un hardware composto da 10 cuscinetti a sfere +1 a rulli. Sistema CROSS MATCH tm per avvolgimento perfetto di fluorocarbon, nylon e trecciati senza pericolosi accavallamenti di spire.
Bobina in alluminio di grande dimensione in rapporto alla grandezza del mulinello per aumentare indirettamente la potenza di recupero. Anti ritorno infinito ad alta precisione POWER STOP per evitare pericolosi contraccolpi in ferrata. Ingranaggi interni maggiorati/oversize MAGNUM DRIVE GEAR.
Sistema di bilanciamento della manovella monoblocco in alluminio PRECISION BALANCE e un incremento della fluidità complessiva grazie alla tecnologica POSI DRIVE. Doppio foro in corrispondenza del piede che aumenta la resistenza torsionale del mulinello. Archetto TUBOLARE anti deformazione, bobina in allumino doppia in dotazione. Custodia morbida.
SIZE
| SPEED/RATIO
| CAPACITY
| WEIGHT
|
Volt 2000
| 5,0:1
| 8 lb 120 yds (0,29 100 m)
| 288 g
|
Volt 2500
| 5,0:1
| 10 lb 120 yds (0,29 110 m)
| 288 g
|
Qualità a prezzi accessibili!
|
|
 |
|
|
Appartenente alla categoria di artificiali principalmente snobbati da bassman italiani, i jig oggi fanno parte di quelle esche che non possono mancare nei tackle box di ogni pescatore.
I primi modelli apparvero in Italia più di 20 anni fa. E’ capostipite di quel gruppo d’artificiali, in cui riveste notevole importanza, il cosiddetto “recupero a caduta” e che più di altri si adattano a sostare maggiormente nella cosiddetta STRIKE ZONE. Definiamo la strike zone il volume d’acqua dove il bass porta i suoi attacchi, con maggior possibilità di successo.
Allo scopo, la scelta dell’artificiale può risultare determinante, in funzione soprattutto del tipo di recupero.
Tale considerazione è tanto più importante quanto è minore la massa di acqua compresa nella strike zone. Il recupero ideale è quello che proviene anteriormente al bass, avente direzione passante sopra la sua testa, con traiettoria a discendere obliquamente verso il fondo, con leggeri richiami orizzontali alternati da colpetti verticali.
Al contrario degli spinnerbait, si utilizzano recuperi classici a saliscendi, non molto diversi da qualsivoglia esca vinilica, opportunamente piombata.
Semplice nella costruzione, è costituito da un amo, che può esser nichelato, stagnato o più semplicemente bronzato, nella misura variabile dal n° 1 al 5/0. Nella ricerca del bass utilizzeremo le misure intermedie, dal n° 1 al 4/0 recante una testa piombata di foggia varia e del peso variabile dai 7-15 gr, raramente fino ai 20 gr, verniciata con tinte vivaci o più comunemente nero.
Caratteristica del jig è la posizione dell’occhiello dove si lega il filo, che deve essere ortogonale (deve formare un angolo retto) rispetto alla lunghezza dell’amo . Sulla collocazione dello stesso la mia preferenza va a quei modelli in cui è spostato il più possibile in avanti rispetto alla testa piombata, in modo da ridurre ulteriormente il rischio di incaglio.
Col passare degli anni è nata l’esigenza di proporre sul mercato nuove forme costruttive riguardo alle teste piombate; fu allora che le maggiori case produttrici si proposero con modelli dalle forme più strane, spesso avveniristiche ma dalla scarsa rilevanza pratica.
In più delle volte presentate in alternativa a quelle tradizionali, abbinate al lancio di nuove esche sul mercato. Da notare comunque che i jig con piombatura sferica sono i più diffusi e sono ideali per sondare le acque aperte prive di ostacoli, mantengono più a lungo la profondità.
Teste piombate a forma ovoidale sono adatte a raggiungere rapidamente i fondali con elevata profondità. Quelle dalla forma allungata e leggermente compressa in lunghezza (testa a banana) sono particolarmente indicate per acque ingombre di vegetazione e ostacoli vari.
Fusi con la testa piombata, troviamo dei filamenti sintetici semi-rigidi, (weedguard) di colore bianco ma più comunemente nero, che scendono in maniera inclinata a coprire la punta dell’amo. L’importanza di questi dispositivi flessibili è data dalla capacità di renderlo antialga, e al contempo collassando sul gambo dell’amo, al momento dell’attacco del bass, di consentire la ferrata. Ora il problema è rappresentato dal numero di filamenti in rapporto alla resistenza nel collassare. Spesso l’eccessiva resistenza al flettersi durante l’abboccata, si tramuta in ferrate a vuoto, e più spesso di quanto si creda, l’incaglio con la conseguente perdita dell’esca.
Al problema si cercò di porre rimedio riducendo il numero di tali filamenti. Sconsigliato lo strappo, avrebbe precluso la solidità degli altri rimasti, si passo al taglio.
Personalmente, abbandonati tali operazioni di chirurgia, adotto la soluzione di dividere i due “baffi” pressoché uguali i suddetti filamenti, aperti sulla curva dell’amo. Lo scopo, quello di mantenere inalterato l’effetto antincaglio, ma allo stesso tempo di facilitare la ferrata, essendo libera da “ostacoli” la punta dell’amo stesso. Soluzioni alternative ai filamenti sintetici, specie nei modelli a bassa grammatura, l’adozione di linguelle di plastica a “V” trasparente. Hanno lo svantaggio di essere troppo sensibili alle variazioni di temperatura, non infrequente la rottura o il distacco delle stesse, al contatto con gli ostacoli sul fondo.
Altra soluzione, il dispositivo antialga, è sostituito da un filo di acciaio armonico, spesso leggermente piegato nel tratto finale a protezione della punta dell’amo, collassano bene ma allo stesso tempo insufficienti all’incaglio sul fondo. L’alternativa il doppio filo opportunatamente sagomato sulla punta dell’amo. Basta un attacco più deciso di altri, il nostro filo si ritrova in condizioni tali da rendere difficile il compito antialga. Ricordiamo le fibre in polipropilene. Infine la soluzione rappresentata dal filo di nylon di grosse dimensioni fissato entrambi i capi all’interno del piombo, formando un’asola poggiando sul gambo stesso dell’amo. Offre pochissima resistenza alla ferrata ma decisamente insufficiente alla funzione antierba.
A completare la struttura dei jig gli immancabili gonnellini in gomma, “skirt” dalla classica sezione quadrata, legati a ciuffo attorno alla base della testa piombata.
Lo scopo di questi ciuffi è duplice, conferiscono all’artificiale il classico movimento fluttuante particolarmente adescante, e nel frattempo frenano con la loro resistenza nell’elemento liquido, la caduta verso il fondo.
Skirt in Rubber impreziosiscono ulteriormente i “jig dagli occhi a mandorla” di recente importazione. Testina in tungsteno (più pesante al classico piombo a parità di volume) abbinati ad ami di ottima qualità, il tutto curato con maniacale precisione.
Unico neo? Il prezzo! Decisamente elevato, in rapporto alla qualità, seppur elevata dei jig.
A ravvivare la nostra esca, aumentandone il volume, e di conseguenza rallentando la discesa in acqua, è buona consuetudine adottare alcune soluzioni del caso, universalmente conosciute come TRAILER.
Capostipite della specie, l’ormai storica cotenna di maiale, che tutt’oggi non sente il peso degli anni.
Attualmente il mercato abbonda di trailer di tutte le fogge per non parlare di colorazioni.
Hanno la particolarità di presentare la parte interessata all’innesco molto “polposa” ciò ne facilita l’uso più svariato, anche singolarmente alla tecnica Texas Rig. A tal proposito la colorazione dei jig tendono solitamente, nel loro insieme, alle tinte scure. Dal movimento, essi rappresentano forme di vita quali: crostacei, insetti, ecc ecc che comunemente vivono presso il fondo. Di conseguenza nelle colorazioni di maggior uso prevalgono il nero, marrone, con sfumature sull’arancio, verde e rosso scuro. In acque poco limpide è consigliabile ricorrere a colorazioni più appariscenti, quali bianco e chartreuse.
Tra le tanti innovazioni tecniche proposte dal mercato, in questi ultimi anni, una in particolare riguarda i jig. L’abbinamento di tali esche con i cosiddetti “ rattle” .
Cilindretti cavi in plastica trasparente o nera, in cui si muovono palline in metallo, che durante il lento movimento dell’esca, emettono adescanti vibrazioni.
Troviamo modelli con 1, 2 o 3 contenitori. Sul mercato comunque si trovano rattle in misure e “suonerie” disparate da applicare ai jig e non solo.
Ora che il nostro jig è completato, andiamo a scoprire la caratteristica principale, che lo rende unico nel suo genere: il movimento.
Per ottenere la massima funzionalità, è fondamentale una buona abilità da parte del lanciatore. Una volta eseguito il lancio, a pendolo, accompagnano l’esca in modo da farla cadere il più dolcemente possibile in acqua, soprattutto con pesi consistenti, o in fondali non molto accentuati. Quando l’esca tocca l’acqua, si chiude l’archetto, mettendo in tensione il filo si segue l’artificiale nella sua discesa verso il fondo. Mantenendo costantemente il contatto, si abbassa la canna fino alle ore 9 ( posizione orizzontale rispetto al corpo). Una volta raggiunto il fondo si alza la canna lentamente, alternando lievi colpetti ed altrettanti brevi pause e si porta il posizione ore 11. Si ripete l’operazione cercando di sondare con più passaggi le probabili zone di caccia del pesce. Un’unica raccomandazione: il jig rappresenta più di altre un’esca selettiva, spesso le abboccate avvengono sotto la barca e sono, non di rado impercettibili. Una concentrazione costante unita a una buona esperienza ci permetteranno di aver ragione di bass apatici e subdoli fino ad allora refrattari alle nostre esche.
Cosa molto importante per la pesca col jig è l’utilizzo di canna molto potenti preferibilmente casting ,che permettono lanci più precisi, tutte ad azione fast, extra-fast.
Ora siete pronti per i vostri big!
Ciao alla prossima e in bocca al bass.
|
 |
|
|
Humminbird Side Imaging Demo
|
|
|
|
 |
|
|
Intuizione, Idee e Progetto
|
MOLIX è un marchio italiano di articoli e accessori professionali per la pesca. La sede di MOLIX è in Italia, dove si svolgono fasi di design, sviluppo, controllo e marketing. Grazie alla continua ricerca e al design innovativo vengono realizzati prodotti di alta qualità, adatti a soddisfare le nuove esigenze dei pescatori moderni.
I prodotti sono a volte il frutto di intuizioni che ci vengono segnalate da appassionati di tanti luoghi del mondo. L'intuizione diviene idea, che si associa all'Italian Style caratteristico dei prodotti MOLIX. L'idea si raffina e si evolve in progetto, con l'apporto di professionalità e competenze che da molte parti del mondo collaborano con MOLIX.
Le produzioni sono garantite da stabilimenti dislocati in più luoghi, scelti sulla base di tre criteri:
1) garanzia di qualità
2) costi compatibili, in funzione della successiva filiera commerciale e della sostenibilità del prezzo dall'utente finale
3) utilizzo di manodopera alla quale siano garantiti i diritti della categoria di appartenenza.
Dall'idea al disegno :
Disegno artistico e movimento :
Progetto :
Creazione di un mold :
La fase di test in azienda :
La fase di test in pesca :
Risultati :
|
|
 |
|
|
MOLIX SULPO DD IN SARDINIAN’S LAKE
|
Finalmente ci siamo, MC BASS e Molix si sono uniti per garantire al pescatore moderno un connubio vincente per passare indimenticabili giornate di pesca dedicate al nostro amato black bass.
Come prima test che ho effettuato è stato sullo Sculpo DD.
Questo crank è conosciuto sicuramente da tutti voi, ma mi permetto di dare un mio parere, usandolo in un ambiente che le esche le mette a dura prova.
Voglio testare questa esca sotto un punto di vista diverso, non quello in termini di catture, ma sotto l’aspetto strutturale.
La giornata del test è stata scelta minuziosamente in base alle mie conoscenze del lago, in modo tale da avere grossa possibilità di catture con i deep crank, quindi giornata di metà autunno con meteo variabile e acqua intorno ai 16 gradi.
Iniziamo a sondare una zona ricca di rocce e drop off, alla ricerca dei primi pesci e allo stesso tempo iniziare a capire come questa esca resiste allo sfregamento sul granito.
Dopo 3 lanci di prova, ecco, dopo aver colpito 3-4 rocce la prima abboccata. Benissimo senza ferrare il pesce è ben rimasto attaccato alle ancorine del mio crank, segno della grande qualità delle stesse. Primo punto a favore dello Sculpo direi.
Tiro in barca un bel pesce abbondantemente sopra il kg.
Provo a cambiare pattern, e provo a sondare una zona di alberi sommersi, ma con scarsi risultati. Solo una cosa, noto che questa esca passando sui rami non rimane incagliata. Questa particolarità è data dal caratteristico smussamento degli angoli del lip, studiati in modo tale da ridurre questi fastidiosi problemi.
Bene, allora i pesci stanno in mezzo alle rocce, perfetto quale meglio spot da scegliere per “violentare” la mia esca.
I pesci stanno proprio lì e in una giornata ne prendo almeno una ventina, alcuni che passavano anche i 2 kg.
Ok, ora vorrete sapere come è andata col crank. Ovviamente un minimo di abrasione il lip l’ha avuto, ma non ha alterato il suo movimento catturante; la verniciatura ha tenuto e i danni son veramente ridotti al minimo. Gli ami immacolati.
Riassumendo, direi perfetto, e se ha passato il mio test estremo vi giuro che è un oggetto di gran qualità e affidabilità!
Ciao alla prossima.
|
 |
|
|
St. Croix Legend Elite spinning rods
|
Il secondo test da me effettuato, in uno spot un po' estremo, proprio per vedere in condizioni impossibili la reazione della canna, è stato sul modello LES70MLF da spinning potenza 1/8 - 3/8.
Il filo utilizzato è stato un 10 libbre, diciamo il massimo utilizzabile su questo modello di canna. Il tutto perchè stiamo parlando sempre del Coghinas, dove ogni cover può nascondere il record protetto dal tagliende granito.
La tecnica utilizzata è stata texas con un piccolo proiettile e un verme da 4 pollici.
L'alta qualità del grezzo permette di tenere costante contatto con l'esca e di leggere minuziosamente il fondo per capirne la fattezza e consistenza.
Se permette questo, state tranquilli che le abboccate verranno segnalate in maniera ancor più definita.
La bellezza di questo strumento è la curvatura progressiva del grezzo una volta allamato il pesce, permettendo di utilizzare monofili molto sottili e di forzare abbastanza il pesce riducendo il rischio di rottura.
Ma continuiamo il nostro test nel lago.
Pesco lanciando senza remore la mia esca in mezzo ai sassi, sicuro della mia attrezzatura, e sondo ogni anfratto che potrebbe nascondere la mia preda.
Infatti un bel bass non tarda a farsi vedere. Il mio polso avverte una netta vibrazione, segno inequivocabile che dall'altra parte ha abboccato!
Ferro deciso e la canna risponde prontamente anche se la mangiata è avvenuta a diversi metri da me. Io adoro usare canne sui 7 piedi quando pesco da riva o dalla barca proprio per avere una ferrata sicura anche lontana.
La canna ammortizza in maniera quasi imbarazzante le fughe del mio bel bass.
Ritardo un po' il recupero per studiare ancora un po' meglio la reazione della mia St. Croix. Impeccabile.
Oggetto sicuramente di prezzo non molto economico, ma di sicuro apprezzamento da parte del bassman più esigente.
|
 |
|
|
Nel mondo della pesca al bass una cosa fondamentale che ogni pescatore non può sottovalutare è la qualità della canna da pesca.
Il mercato ne offre delle più svariate, sia come qualità, sia come prezzo.
In un periodo di crisi, dove il pescatore è sempre più attento al miglior connubio di questi due elementi, St. Croix è stata pespicace a capire questa necessità e ha subito distribuito sul mercato una serie di canne atte a soddisfare questa esigenza: le MOJO BASS.
La cosa che può colpire a prima vista è l'originale forma e colore del grezzo, molto accattivante e innovativo, con calcio splittato per aumentarne la leggerezza e per soddisfare quel numero di pescatori amanti dello japan style.
Andiamo però al concreto, cioè come si comportano in acqua.
Quale tester di questa Casa, le ho volute testare in uno spot amato da tutti e dove si possono mettere a dura prova i materiali con dei veri big bass, il Coghinas.
Nella mia fornitura di canne ho integrato 4 modelli di questa serie atti sopprattutto alla pesca power, quindi: crankbait, spinnerbait, jerkbait e topwater.
Nonostante si stia parlando di canne che già il nome è una garanzia, la prima cosa che mi ha sorpreso è l'estrema sensibilità e leggerezza. Canne eccezionali che permettono di pescare per molto tempo senza avvertire alcuna stanchezza nel polso.
Altra caratteristica che mi ha sorpreso è l'armonia in cui i grezzi di flettono rendendo i momenti della lotta ancora più divertenti, ma allo stesso tempo che ammortizzano armoniosamente le fughe del pesce senza troppi rischi di slamatura, anche usando fluorocarbon puro.
Questa cosa l'ho potuta anche verificare guardando il punto in cui l'esca aveva fatto presa nella bocca del pesce; amo ben saldo e zona di strike priva di slabbrature.
Consiglio quindi questo modello a tutti coloro che amano un prodotto di qualità, garantito e a prezzo insuperabile!
Presto i test sugli altri modelli di gamma superiore; stay tuned!
|
 |
|
|
Humminbird Side Imaging. Simply. Clearly. Better.
|
Humminbird continua a dare l'esempio in materia di innovazione, introducendo la tecnologia SIDE IMAGING sui propri prodotti,in precedenza non disponibile nei tradizionali fish finder. La serie Side Imaging utilizza la tecnologia a scansione laterale, in precedenza utilizzata dalla marina militare, per mappare il fondo e le strutture con dettaglio "picture-like".
A differenza dei modelli tradizionali, Humminbird installa il sonar Side Imaging sullo specchio di poppa, sul motore da pesca a traina o attraverso lo scafo della barca. Il sonar permette di guardare su entrambi i lati della barca 120 metri in ogni direzione, per 240 metri di copertura del fondo, fino a 45 metri di profondità.
Oltre alla funzione Side Imaging, lo strumento è dotato di quella Down Imaging, che permette di vedere perfettamente tutto ciò che è presente sotto la barca con la stessa tecnologia dei Side Imaging.
 In acqua salata, è estremamente utile a raccogliere dettagli precisi sulla struttura di pesca come relitti, barriere coralline, gobbe e drop-off come pure baitballs spotting in acque libere. Per il pescatore d'acqua dolce, rivela il pesce su strutture come: legno, tronchi, rocce e Creek. In ogni applicazione, l'immagine da cartolina aiuta il pescatore a comprendere meglio la sagoma del fondo e l'orientamento della struttura per un corretto approccio di pesca.
La sofisticata tecnologia non rende lo strumento difficile da utilizzare e può essere reso ancora più efficace con l’aggiunta di opzioni quali: WeatherSense, controllo della pressione barometrica, GPS, chartplotting e compatibilità PC.
Combinato con doppia frequenza 2D sonar (50 kHz e 200 kHz), il SI offre tutte le funzionalità di un ecoscandaglio tradizionale ed immagini ad altissima risoluzione. Il display ampio combinato all’alta risoluzione e schermo a colori è ottimizzato per la visualizzazione a schermo diviso. Con un ricevitore sonar triplo canale, microprocessore dual e 8000 Watt di picco a picco (1000 Watt RMS) di potenza, il Humminbird è progettato per il rendimento eccezionalmente elevato.
• Capacità di cattura e localizzazione della struttura in qualsiasi punto del grafico sonar down-looking
• Full trackplotting e schermate 3D
waypoint preciso grazie ai 50 canali del GPS
• Possibilità di salvare 3.000 waypoint, 50 tracce con 20.000 punti ciascuno e 50 percorsi
• I grafici di marea e porta servizi informatici, con Navionics ® Gold
• Possibilità di salvare 3.000 waypoint, 50 tracce con 20.000 punti ciascuno e 50 percorsi
Per ulteriori informazioni contattare la Johnson Outdoors Marine Electronics Europe srl ( info@geonav.it) che vi indicherà i propri rivenditori presenti sul territorio nazionale.
Humminbird è leader nell'innovazione e nella produzione di ecoscandagli, ecoscandaglio / GPS combo; prodotti della linea Humminbird 900 Series ™ 700 Series 500 Series ™, PiranhaMax ™ e SmartCast ™.
Humminbird… una garanzia nel tempo!!!
|
 |
|
|
Nella vasta gamma di articoli di casa Meiho, un occhio di attenzione va data ai nuovi hook veil, più comunemente chiamati copriancorette.
Vengono prodotte in quattro misure: super small SS, small S, medium M, large L.
Tutto questo è stato fatto in modo tale da coprire tutti i tipi di ancorette, evitando la perdita dei cappucci nelle tackle box aumentando il rischio di strike su dita e mani.
Caratteristica fondamentale sono le fessure su ogni braccetto che permettono la traspirazione delle ancorette evitando il formarsi di ruggine sulle stesse.
Lo sgancio dall'ancoretta è molto semplice, basta un leggera pressione sui lati e l'HOOK VEIL si sgancia senza problemi.
Il materiale, estremamente tecnologico, permette una durata maggiore nel tempo degli HOOK VEIL rispetto agli altri prodotti presenti sul mercato.
Io personalmente gli adopero in gran quantità dotando tutte le mie hard baits di questo prodotto perchè, oltre ad eliminare il rischio di agganci poco graditi, non permettono che le esche si annodino tra loro eliminando il rischio di perdite di tempo.
|
 |
|
|
Ecco finalmente anche in Italia la sorella minore della VS-3080. La VS-3078 differisce dalla sorella solo per le misure, e ne conserva tutti gli accorgimenti tecnici. Disponibile nei colori NERO, RED, YELLOW e il nuovissimo GREEN CAMOUFLGE. Viene consegnata con il top panel col nuovo colore GREY in ABS.
Personalmente la reputo ottima per chi possiede una bassboat e non vuole intralci durante la pesca, visto che questo oggetto, date le ridotte dimensioni rispetto alla VS-3080 può essere messa comodamente nei gavoni della barca oppure direttamente sotto la pilotina.
Non bisogna pensare però che questo vada a scapito della capienza; personalmente ho dotato la mia Meiho con ben 8 scatole nei modelli: VS820, due VS820ND, due VS820NDM, una WORM CASE L, un LURE CASE L e un MULTICASE L. Queste ultime tre possono tranquillamente essere adattate anche come porta minuteria, ami o piombi. Il bello di questa azienda è la duttilità dei prodotti che lasciano al bass angler la possibilità di sbizzarrire la propria fantasia nell’utilizzarle.
Tutte queste cose entrano tranquillamente nello scomparto posteriore della tackle bag. La parte superiore lascia piena fantasia al pescatore sul tipo di esche da inserire. Io ad esempio la utilizzo per gli hard bait.
L’unica pecca, sempre se si vuole trovare un piccolo difetto di questo gioiello, è che questo allestimento va a scapito degli spinnerbait, in quanto il reparto dedicato viene utilizzato dalle scatole.
Pazienza, ci compreremo una MEIHO PORTA SPINNER BAIT VS 4060, e la posizioneremo vicino alla “sorella maggiore” e il problema è risolto.
|
 |
|
|
In questo report andremo a trattare un argomento molto importante che spesso non viene mai trattato da nessuno e che tutti bassman si chiedono sempre: come posso localizzare uno spot dove posso trovare il pesce della vita?
Una condizione che appare essenziale per catturare i bass giganti è il dove andarli a cercare.
Alcuni bassman di oltre oceano affermano che nei lunghi fiumi è più difficile, se non impossibile, incontrare il bass dei sogni. Tutto questo è causato dal tasso di inquinamento che li caratterizza. Gli agenti inquinanti accorciano drasticamente la vita del pesce impedendogli di crescere e raggiungere taglie considerevoli.
In Italia, quindi sono da escludere i fiumi come Po, Brenta e lo stesso Brian che fino ad ora non hanno registrato esemplari degni di nota.
Se poi consideriamo gli episodi di inquinamento che di tanto in tanto li affliggono, ci accorgiamo dell’effettiva difficoltà di questi ultimi di produrre bass giganti. I laghi, invece, sembrano in grado di regalare catture da trofeo o di taglia decisamente più importante.
Nomi come Mantova, Bolsena e Maggiore regalano pesci molto interessanti.
Cosa fare allora?
Rivoluzionare il nostro modo di pescare e quindi la  tecnica di pesca e gli artificiali impiegati. In parole povere accontentarsi di prendere due o tre pesci quando va bene ma di taglia superiore alla media. In Italia non sono molti i pescatori che sacrificano molte catture per rischiare in poche ma di qualità, ed è questo forse il principale motivo che non vengono catturati big con una certa continuità.
Bisogna quindi tornare indietro a quando abbiamo cominciato a modificare il nostro approccio alla pesca e al pesce che tanto amiamo.
Vogliamo catturare i grossi bass?
Peschiamoli ma sul serio, con esche generose quando la situazione lo richiede e ricordiamoci che il cappotto è dietro l’angolo ma anche il pesce dei sogni.
Ciao a tutti, alla prossima.
|
 |
|
|
Una variante al TEXAS RIG è l’innesco a “CAROLINA”. In USA viene usata molto in condizioni di vento forte oppure quando si devono sondare diversi metri di fondale alla ricerca del nascondiglio del bass.
La montatura è molto semplice. Si fa passare il filo attraverso un piombo a proiettile o a forma di uovo. Dopo di che si mette un classico “stopper” in gomma (lo stesso usato nella pesca all’inglese) che servirà da “salva nodo”, in prossimità della girella che legheremo in seguito; questa eviterà che le torsioni del finale indeboliscano il carico di rottura del filo.
Il finale deve essere di circa 30-40 cm e oltre, per consentire un movimento naturale all’esca. Le esche valide per questa montatura sono le lucertole (lizard),i “falcetti” (grub), le varie “creature” e il sempreverde “worm”.
Gli ami da usare con questa tecnica sono i classici “off set” per cercare di ridurre al massimo il rischio di incaglio visto che con questa tecnica si “draga” il fondale e gli ostacoli che si possono incontrare sono molteplici.
Canne adatte a questa tecnica devono essere sempre abbastanza potenti. Attrezzi sui 7’ (210 cm) azione “heavy” e con una capacità di lancio da ½ fino alle 2 once in caso di piombature pesanti.
|
 |
|
|
Dopo aver descitto le principali montature finesse, passiamo a quelle più heavy.
La montatura più classica è l’innesco TEXAS.
Utilizziamo un’esca siliconica qualsiasi, un amo adeguato alle sue dimensioni, un piombo e il classico monofilo che utilizziamo per la nostra pesca.
Per prima cosa inseriamo il filo all'interno del piombo (con la testa rivolta verso l'alto se si tratta di un piombo a proiettile), leghiamo l'amo e siamo pronti ad innescare la nostra esca in silicone.
A questo punto possiamo decidere se lasciare libero il piombo di scorrere sul filo o bloccarlo con un piccolo “stopper” in gomma specifico, facilmente reperibile nei migliori negozi di pesca.
Questo ci permetterà di pescare anche in zone molto infrascate consentendo così alla nostra esca di essere una cosa sola con il piombo e diventare più penetrante ed efficace.
Ma veniamo all'innesco vero e proprio: per prima cosa inseriamo l'amo nella testa dell'esca, facendolo uscire, circa, un centimetro sotto.
A questo punto facciamo scorrere l'esca all'interno dell'amo fino ad arrivare alla curvatura posta vicino all'occhiello ( off set ).
Inseriamo nuovamente la punta dell'amo nel corpo dell'esca, la facciamo uscire completamente e la appuntiamo delicatamente appena sotto il corpo della stessa.
In certi casi possiamo anche non fare uscire la punta dell'amo completamente dall'esca, ma pescando in zone estremamente intricate possiamo far penetrare l'amo nel corpo dell'esca fino a circa la metà del suo spessore.
In questo caso la nostra esca sarà totalmente antialga, ma attenzione. Così facendo, risulterà meno facile allamare il pesce con sicurezza, soprattutto se usiamo esche artificiali con mescole siliconiche dure.
Al contrario con l'innesco descritto in precedenza, la ferrata è molto sicura, ma andiamo incontro a qualche incaglio in più.
Per questo tipo di tecnica è utile usare canne ad azione fast, sia spinning che casting, rapportate al peso utilizzato.
Erroneamente si pensa che questa montatura sia prettamente dedicata per una pesca a “casting” con mulinelli rotanti e attrezzatura potente; invece la trovo estremamente valida anche su canne da spinning in condizioni di vento forte oppure in situazioni in cui il pesce preferiscecercare il cibo a stretto contatto col fondale.
|
 |
|
|
Passiamo al WEIGHTLESS, che come dice la parola stessa, significa senza piombo.
E’ una montatura che si fa semplicemente legando un amo offset alla lenza, senza alcun tipo di piombatura.
Questa tecnica si usa in presenza di grossi erbai per evitare che l’esca si nasconda in essi, quando il pesce è sospeso oppure vuole presentazioni molto naturali.
Pescando in questo modo i problemi maggiori possono sorgere in presenza di vento. In alternativa si possono usare sia lo “split shot” che il “drop shot”.
 Prima di parlare della canna e delle esche adatte, inserisco anche il WACKY, perché lo reputo una variante molto efficace del weightless.
La differenza principale sta nel modo di innesco. Nel “weightless” lo si fa nel modo classico, come qualsiasi innesco “Texas” su ami off set, nel wacky si appunta l’esca circa a metà corpo, lasciando l’amo completamente scoperto.
La differenza sta nel movimento, che nel secondo caso è molto più sinuoso e naturale.
Ovviamente le esche che si addicono a questi due tipi di montature sono senza dubbio i vermi, ma con un po’ di fantasia si possono adoprare anche altre tipologie quali “tube”, “creature”, ecc.
Le canne sono quelle da finesse, ovviamente spinning, azione fast e di potenza che varia da 1/16 di oncia ai 3/8.
|
 |
|
|
La prossima montatura che andremo ad analizzare è il DROP SHOT.
Questa ci permette di sondare le tane del bass in acqua molto profonda e di muovere l’esca su un determinato “spot”, cosa che con le altre montature non è possibile fare, in quanto per muovere l’artificiale, dobbiamo spostarlo, allontanandolo da un’eventuale tana.
La montatura è molto semplice: si lega l’apposito amo, che assomiglia molto a quello da passata, direttamente sul filo, apponendo sull’eccedenza del nodo un piombo studiato per questa pesca. In casi di emergenza qualsiasi zavorra può fare a caso vostro.
La ferrata non deve esser netta come si fa normalmente con le altre tecniche, bensì si deve recuperare l’esca velocemente senza ferrare. Col “drop shot” il pesce si ferra praticamente da solo. Al contrario, ferrando con troppa veemenza, si rischia di slamare la preda.
La canna specifica da “drop” è molto particolare: la parte centrale è molto rigida e permette di forzare il bass verso la superficie; il cimino invece è molto sensibile per due motivi, cioè serve per ammortizzare le sfuriare del pesce e percepire anche le abboccate più subdole.
Per le esche suggerisco vermi di pochi pollici, “shad” e “creature”, lunghi al massimo 4 pollici.
|
 |
|
|
Questa montatura si esegue apponendo un piombino dedicato, o in casi di emergenza anche il classico pallino spaccato in piombo (lo stesso che si usa nella pesca a passata), sulla lenza madre. La distanza dall’amo è di circa una trentina di centimetri, per permettere all’esca una naturale calata sul fondale. Per evitare che il filo, normalmente sottile e con una tenuta di circa 5-6 lb (0,20 mm circa), perda parte della sua soglia di rottura, appongo uno “stopper” di silicone (da pesca all’inglese) sul filo e sopra fisso il piombo schiacciandolo.
Le canne adatte a questa tecnica devono essere sicuramente da spinning, con una lunghezza compresa fra i 6 e i 7 piedi (180/210 cm) che permettono lanci più lunghi con pesi leggeri, di potenza 1/16 d’oz fino al massimo 3/8 oz, azione “fast” per percepire e rispondere prontamente alle mangiate.
Amo rigorosamente utilizzato con innesco “antialga”. Esche molto contenute e di ridotte dimensioni, tipo piccoli “worm” come ad esempio gli HYPER FINESSE di LAKE FORK, FALL SHAKER eTREMBLE STICK di FISH ARROW (vedi foto nel riquadro); infine valide sono pure le varie tipoligie di “creature” .
|
 |
|
|
 |